Il color index: uno strumento indispensabile per gli artisti

In questo articolo scopriamo cos’è il Color index e perché è uno strumento importante per gli artisti.

Il Colour Index International (CI) è un database di riferimento globale e standardizzato per la denominazione e la classificazione di tutti i coloranti e pigmenti prodotti commercialmente.

Creato nel 1924, è gestito congiuntamente dalla Society of Dyers and Colourists (SDC) nel Regno Unito e dall’American Association of Textile Chemists and Colorists (AATCC) negli Stati Uniti.

Il sistema è progettato per risolvere la confusione derivante dai molteplici nomi commerciali, storici o proprietari assegnati ai colori dai vari produttori. Esso fornisce un linguaggio comune per produttori, scienziati, designer e artisti. Il database elenca attualmente oltre 27.000 prodotti individuali sotto circa 13.000 nomi generici.

Storia del Colour Index

Prima della nascita ufficiale del Colour Index, ci furono diversi tentativi di catalogazione, come il “Manual of Colours and Dyeware” di J.W. Slater (1870) e il celebre “Tabular Survey of Synthetic Organic Colouring Matter” di G. Schultz e P. Julius (1888), che divenne un riferimento fondamentale per l’epoca.

la Society of Dyers and Colourists (SDC) decise nel 1921 di creare una pubblicazione autorevole, che vide la luce nel gennaio 1924 sotto la cura di F.M. Rowe. Questa edizione stabilì lo standard internazionale per l’identificazione dei coloranti organici e inorganici.

Durante la preparazione della seconda edizione, iniziata nel 1943, si formalizzò la partnership tra la SDC britannica e l’AATCC americana. Pubblicata nel 1956, questa edizione introdusse il Colour Index Generic Name (CIGN), che rivoluzionò il modo in cui l’industria parlava di pigmenti e coloranti.

Oggi il Colour Index è uno strumento esclusivamente elettronico e online, aggiornato costantemente per includere le nuove scoperte chimiche. Nel 2024 è stato celebrato il suo centesimo anniversario.

L’accesso completo al database, richiede generalmente un abbonamento annuale. Fortunatamente, l’artista americano David Myers ha creato un database liberamente accessibile, di grande utilità.

Qui trovate il il link al database più completo sui pigmenti e sui produttori, di cui trovate i cataloghi e le cartelle colori on line.

Il codice identificativo dei pigmenti

Il Color Index è diviso in due database, il Colour Index Generic Name (CIGN) e il Colour Index Constitution Number (CICN). Quest’ultimo assegna un codice numerico a 5 o 6 cifre che identifica la specifica struttura chimica del pigmento.

A noi interessa il CIGN, che classifica i pigmenti in base al loro uso commerciale, alla tonalità e a un numero di registrazione cronologico. 

In pratica, ogni colore che acquistate ha un suo codice specifico. Ne ho già accennato nell’articolo su come creare i cartoncini dei colori, ma ora lo vediamo in modo più dettagliato.

Il codice è composto da lettere e da un numero. La prima lettera indica la categoria del pigmento, ovvero se è sintetico, naturale, se è un colorante o un solvente eccetera.

Agli artisti interessano le lettere P (Pigment) che indica il pigmento di sintesi, e N(Natural) che indica i pigmenti naturali.

Componiamo per esempio il codice del pigmento blu oltremare di sintesi, quindi abbiamo per prima cosa la lettera P.

Poi dobbiamo aggiungere la seconda lettera, che corrisponde alla tonalità.  Le abbreviazioni standard sono: B (Blue), R (Red), Y (Yellow), V (Violet), G (Green), O (Orange), Br (Brown), Bk(Black), W (White) e M (Metallic).

Quindi aggiungiamo la lettera B al codice del nostro blu oltremare di sintesi:

PB

Il numero che segue le lettere è un identificativo cronologico assegnato al pigmento nel momento in cui viene registrato nel database internazionale. Questo numero non descrive la struttura chimica, ma serve solo a distinguere i diversi pigmenti all’interno della stessa famiglia di colore.

Al pigmento blu oltremare di sintesi è stato assegnato il numero 29, quindi il codice completo è:

PB29

Talvolta compare un numero dopo i due punti (es. PB15:3). Questo indica una variazione nella struttura chimica o nella forma cristallina dello stesso pigmento, che può alterarne leggermente la sfumatura o le proprietà fisiche.

Perchè il CI è utile per gli artisti

Saper leggere il codice di un pigmento vi permette di identificare con precisione quale o quali pigmenti sono contenuti nel tubetto di colore, indipendentemente dal nome commerciale. Per chi vuole andare più in profondità, il codice vi consente di conoscere la composizione chimica dei pigmenti.

Inoltre, i produttori spesso scelgono nomi diversi dai pigmenti contenuti nel tubetto, per ragioni di marketing. Questo vi può confondere al momento dell’acquisto, e potreste ritrovarvi con un doppione o con una tonalità diversa da quella che stavate cercando.

Conoscere il codice vi permette anche di sapere se un tubetto contiene un singolo pigmento puro (mono-pigmentario) o una miscela di più pigmenti, che può risultare meno pura nei mix.

Infine, attraverso il codice, è possibile verificare informazioni su tossicità, trasparenza e resistenza alla luce (lightfastness) fornite dagli standard internazionali come l’ASTM.

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